FANATISMO E OMBRA COLLETTIVA

FANATISMO E OMBRA COLLETTIVA

I linguaggi dell’ombra: fanatismi e religioni della morte Di Marco Carniello, filosofo.
Alcune tra le forme di fanatismo rintracciabili nella storia recente dell’umanità rivelano nell’elemento mortifero la cifra del loro sviluppo e del loro successo. La morte, come contropartita all’adesione incondizionata del fanatico, disposto a dare la vita per l’ideale in cui crede, e al tempo stesso, come promessa nella quale si realizza la missione scelta, assume in molti casi un ruolo centrale e irradiante. “Morire per delle idee” rappresenta non solo la vocazione del gruppo fanatico, ma delinea i contorni di una più profonda trasformazione del singolo individuo. Tra i molteplici fattori che possono contribuire allo sviluppo di questa radicale metamorfosi, il linguaggio rappresenta il mezzo per eccellenza tramite il quale l’ideale può radicarsi nella mente, nella carne e nei nervi del singolo individuo trasformandolo, a sua volta, in strumento di violenza e di morte. Un caso emblematico e, per molti aspetti unico, è rappresentato da lessico del vocabolario nazista.
Terrorismo: dal sacrificio al massacro di Marco Gay, psicologo psicoterapeuta
La guerra vista dalla prospettiva “ideale” può essere considerata un potente conflitto di opposti. É dotata quindi di “anima”, di una complessa stratificazione simbolica. Il massacro esprime invece l’annientamento dell’anima e il puro dominio del non-senso. Un mito può aiutarci a dare un’interpretazione: è indù e si muove intorno a tre personaggi: Sìva- Satì- Daksha: è la narrazione di un’apocalisse orientale.

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